La voce della Divina

gennaio 2004
Alberto Aglietti

Irina ci accoglie col sorriso: è un tipo sempre pronto alla battuta spiritosa, proprio il contrario di come è in campo. Iniziamo con pazienza a realizzare il cortometraggio della sua vita.
Come è iniziata la tua avventura sportiva?
"Ho iniziato a quattro anni col pattinaggio artistico. Avevo avuto la poliomelite ed i medici mi avevano consigliato questo sport; ne ho praticati molti altri, ma per questa disciplina sportiva mi è rimasta una passione particolare. A tutt'oggi non sono male a pattinare".
A quale atleta ti ispiravi da giovane?
"Nessuno in particolare. Mio padre era un ex giocatore di pallavolo, molto famoso dalle nostre parti, forse è lui la persona che ha guidato i miei passi, anche se non mi ha mai forzato nelle scelte".
Come era la pallavolo nella Unione Sovietica?
"Un altissimo livello: il campionato durava sei mesi, erano previsti dei concentramenti che duravano una settimana, intervallati dagli allenamenti che erano durissimi. Tanta tecnica, ma la parte fisica era qualcosa d'indescrivibile, molte atlete di oggi non se lo immaginano neppure".
Preferisci il volley del cambio palla o del Rally Point?
"Secondo me è una questione d'abitudine, all'inizio sembrava un disastro, ora penso che abbia contribuito ad equilibrare il gioco, le squadre deboli sono state avvantaggiate dalle nuove regole. Ad ogni modo mi piacciono di più gli atleti che sanno fare tutto".
Cosa ricordi della Olimpiade 1988 a Seoul?
"Conservo un bellissimo ricordo, abbiamo vinto una partita incredibile in finale, nessuno pensava che ce l'avremmo fatta. Non eravamo qualificati di diritto a quella manifestazione perchè la Germania dell'Est ci aveva battuto alla finale degli Europei l'anno prima, facemmo molta fatica alle qualificazioni contro il Brasile (disputate a Forlì), fummo costretti a fare due programmazioni per raggiungere il massimo della condizione due volte nel giro di pochi mesi. Eravamo così stressate quando arrivammo al villaggio olimpico che neanche riuscivamo a percepirne il clima: facemmo amicizia con tanti campioni del nostro paese che fino ad allora avevamo visto solo in televisione, in particolare ci fu quasi un gemellaggio con la squadra del basket maschile".
A Barcellona però vinse Cuba. Cosa era successo?
"La squadra del mio paese era rimasta senza una palleggiatrice di ruolo e trovò molte difficoltà, dopo la mia separazione c'era poco tempo per inserire una giovane e finì per palleggiare una giocatrice che prima faceva l'opposta".
Cosa pensi del Mondiale 2002 vinto dall'Italia?
"Non me lo aspettavo, sinceramente non sono mai stata una grande tifosa della formazione italiana, mi sono molto sorpresa. Sulla carta doveva vincere la Russia, invece non solo le mie connazionali hanno fallito, ma anche altre come Cina e Cuba. Il livello di questa edizione è stato molto basso, però l'Italia ha vinto e su questo c'è poco da discutere".
Qual è il tuo sestetto dei sogni?
"Domanda impegnativa. Le fantastiche sei per me sono Nakada (Giappone anni '80) alzatrice, Aguero (Cuba anni 2000) opposto, Ogienko (Russia anni '80) e Weishoff (Stati Uniti anni '90) centrali, Artamonova (Russia anni '90) e Mireya (Cuba anni '90) schiacciatrici, Cardullo (Italia anni 2000) libero".
La soddisfazione maggiore della tua vita?
"Quando sono tornata dopo un grave infortunio a giocare. Avevo rotto il ginocchio in Brasile, legamenti, menischi e rotula erano saltati, tornare in campo ad essere quello che ero stata prima è stato fantastico".
Lasciare il tuo paese è stato difficile?
"Non molto, ero abituata sin da piccola a stare lontana dai genitori, è stato difficile dal punto di vista professionale perchè ho lasciato la nazionale nell'apice massimo delle vittorie, mentre la qualità di vita era molto migliore in Croazia".
Racconta come è stato cambiare stile di vita.
"Un cambio repentino quello in Croazia, non avevo mai avuto tanto tempo libero, ero spaventata dalla libertà di cui godevo. Mi ricordo che la sera alle 23, anche se ero sola in casa, abbassavo la luce e diminuivo il tono della voce, era il segno lasciato dalla disciplina ferrea. Una volta addirittura mi trovavo in barca ed ho ordinato un caffè, in nazionale era proibito, mi sono automaticamente voltata a guardare se c'era il nostro Ct Karpol. Ma io ero a Zagabria, lui in Giappone...C'è voluto un anno per abituarsi".
C'è qualcosa che ti manca ora?
"Logicamente mi mancherà sempre la pallavolo. Avevo provato a smettere ma non avevo un'alternativa, per il resto quando vado a Tula a trovare i miei genitori mi vengono in mente le tante volte che sono passata su quelle strade, allora mi viene nostalgia".
Come giudichi te stessa?
"Mi ritengo una persona molto fortunata. I miei genitori mi hanno formato questo carattere forte, quando mi guardo indietro ricordo le frasi che mi dicevano e capisco perfettamente il senso che volevano attribuire loro. Inoltre non passa giorno che non mi senta con le mie ex compagne di squadra: molte volte mi chiedono consigli per cose che non hanno nulla a che vedere con lo sport, questo significa che sono stata una buona guida".
Cosa fai ora che i momenti di relax sono aumentati?
"Ho tanto tempo libero. Le prime due settimane mi sentivo strana perchè non sapevo cosa fare, in genere ascolto musica, leggo, faccio shopping, gioco a tennis e vado a cavallo. Adoro andare a teatro e per musei, ho persino ricominciato a pattinare sul ghiaccio, una cosa che mi sono imposta è quella di studiare meglio l'italiano".
Cosa sogna una campionessa come te per il futuro?

"Non ho dubbi: una famiglia felice ed unita e dei figli. Sicuramente ho passato poco tempo con i miei genitori ed ora voglio recuperare il tempo perso".
Chi vincerà la prossime Olimpiadi?
"La Cina mi ha impressionato dopo il Grand Prix: dopo molti anni ho visto finalmente una palleggiatrice che mi piace. La Russia è sempre un collettivo forte. In Coppa del Mondo il Brasile è andato bene: il ritorno dell'allenatore è servito a ricreare il gruppo. Gli Stati Uniti sono molto promettenti, con giovani interessanti. Cuba è una squadra strana che può dare fastidio, ma è imprevedibile e squilibrata. L'Italia ha molti alti e bassi ma se tutte staranno bene possono essere competitive. Queste sono le mie favorite".
I tuoi fans questa estate ti hanno tempestato di lettere pregandoti di continuare. Cosa hai pensato?
"Ho ricevuto oltre quattrocento messaggi in posta elettronica che mi hanno profondamente toccato. Quando mi sono stati consegnati li ho cominciati a leggere davanti ad altre persone ed ho smesso, poi a casa da sola li ho letti tutti ed ho pianto. Ogni tanto mi scorrevano le frasi per la testa ed un giorno mi sono dovuta fermare con la macchina per strada, perchè non riuscivo più a guidare. Non mi succedeva dall'Olimpiade del 1988: se la gente mi scrive queste cose vuol dire che ho lasciato un buon segno".
In molti si chiedono perchè hai deciso di smettere di colpo?
"Ho ripreso perchè Perugia era in una situazione particolare, con tanti infortuni, dopo quattro partite c'era una pausa di un mese che poteva servire alla società per trovare una soluzione. Quelle quattro gare mi hanno fatto capire che non avevo più energie per andare avanti, avrei potuto anche continuare ma non volevo forzarmi a giocare, non ho mai voluto che il sentimento verso la pallavolo si trasformasse da amore in odio".
Ora sei dalla parte opposta della barricata?

"Il contratto con Sky dura sino a fine campionato, è un'esperienza bella a contatto con persone professionalmente valide e divertenti. Nelle gare che commento sono calma, ma se vedo dalla tribuna una partita la vivo moltissimo e soffro, specie quando gioca Perugia perchè mi sento ancora parte di loro. Ai microfoni cerco di stare attenta ad essere imparziale; anzi, tengo a precisare che sulla Despar do molte più informazioni perchè la conosco meglio e non per altri motivi".
E' ipotizzabile un tuo ritorno?
"Ma certo, perchè no. Adesso voglio riposare e vedere cosa succede, potrebbe essere che mi torni la voglia...Chissà".